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      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._01_copertina

      BOXinBOX

      Progetto di ricerca di riconversione del patrimonio industriale dismesso del Friuli-Venezia Giulia in
      microcomunità residenziali
      Finanziato dall'Unione europea - NextGenerationEU
      Ministero dell'Università e della Ricerca
      Italiadomani - PNRR
      iNEST - Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem
      BOXinBOX - sito ufficiale
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._esploso assonometrico corte

      BOXinBOX è un progetto di ricerca del programma europeo iNEST che esplora la trasformazione dei capannoni industriali dismessi del Friuli Venezia Giulia in microcomunità residenziali e spazi di servizio. All’interno degli edifici vengono inseriti volumi prefabbricati in legno, leggeri e montati a secco, appoggiati al pavimento esistente senza nuove fondazioni. Il capannone diventa così un involucro protettivo che riduce costi, tempi e complessità costruttive, consentendo configurazioni flessibili, reversibili e coerenti con i principi dell’economia circolare. Lo smontaggio permette inoltre un futuro ripristino dell’edificio.

      La tradizione rurale del Friuli Venezia Giulia era fondata sui casali, microcomunità autosufficienti basate su condivisione, mutuo aiuto e gestione collettiva della quotidianità. In assenza di un welfare pubblico, il gruppo familiare esteso garantiva lavoro, cura degli spazi, scambio di beni e sostegno reciproco. La corte, con il fogolâr come centro simbolico, era spazio fisico e sociale: luogo di incontro, narrazione e trasmissione dei valori comuni.

      Oggi la solitudine sociale cresce, soprattutto tra gli anziani, privi di quel sostegno comunitario che un tempo assicurava presenza e aiuto quotidiano. Il sistema di assistenza fatica a rispondere ai bisogni di una popolazione longeva, mentre i giovani affrontano un mercato immobiliare rigido e costoso e una vita lavorativa sempre più flessibile. La pandemia ha amplificato queste fragilità, evidenziando i limiti dell’offerta abitativa e il bisogno di relazioni. In questo scenario, la microcomunità sotto lo stesso tetto torna attuale: una risposta concreta alla domanda di spazi più accessibili, flessibili e meno solitari.

      Reinterpretare la casa colonica in chiave contemporanea diventa così un modello abitativo intergenerazionale: giovani e anziani che vivono in alloggi indipendenti ma condividono spazi comuni, attività e cura degli ambienti. Una forma di mutuo aiuto che rafforza il senso di appartenenza e migliora la qualità della vita quotidiana.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._©Paolo Monti - servizio fotografico Italia, 1971
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._planimetria casa Cocel
      CORDE_BOXinBOX_©archivio CRAF_63

      Il co-housing, diffuso soprattutto nel Nord Europa ma presente anche in Italia, dimostra come la microcomunità possa rinascere non per ideologia, ma per il benessere generato da relazioni quotidiane e mutuo aiuto. Questo modello offre una risposta simultanea a tre criticità attuali: solitudine sociale, difficoltà di accesso alla casa e crescente bisogno di assistenza.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio CRAF_65
      CORDE_BOXinBOX_©archivio CRAF_64
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._quadro esigenziale

      Per funzionare, richiede un ripensamento dello spazio domestico: alloggi privati che garantiscano autonomia, affiancati da spazi condivisi per socialità, lavoro, servizi e tempo libero. Sale comuni, lavanderie, laboratori, aree gioco, palestre e spazi esterni con giardini e orti diventano parte integrante della vita comunitaria. Inserire tutto questo in un capannone dismesso può sembrare audace, ma la ricerca esplora proprio queste possibilità.

      Il quadro esigenziale definisce funzioni e servizi che sostengono una microcomunità contemporanea: luoghi per la cura della persona, l’educazione, la cultura e lo sport, creando una rete di prossimità che rafforza autonomia e qualità della vita. L’obiettivo è costruire un ambiente integrato e accessibile, dove abitare significa partecipare e condividere.

      La Marmeria dimostra come un capannone dismesso possa trasformarsi in un hub direzionale innovativo, capace di migliorare la qualità del lavoro. Acquistato al 75% in meno rispetto al valore di mercato a causa del degrado — macchinari abbandonati all’interno e oltre 3000 m² di rifiuti all’esterno — è stato riconfigurato in soli sette mesi: 1000 m² di spazi coperti, di cui 500 m² di uffici ad alte prestazioni energetiche, e 2000 m² di parco, con un costo inferiore del 25% rispetto a una nuova costruzione equivalente. La nuova spazialità, fatta di ambienti operativi essenziali affacciati su un grande cortile coperto e sinuoso, ridefinisce il modo di vivere il lavoro. Le funzioni che favoriscono relazione e scambio sono condivise: sale riunioni, cucina, sala pranzo e una rete di passaggi e corti protette che richiamano più un portico urbano che un atrio aziendale. Qui convivono in modo sorprendente due modelli opposti — cubicoli e open space — mentre il parco esterno estende lo spazio comune e moltiplica le occasioni di incontro.

      CORDE_MARMERIA - ©archivio corde a.a._stato di fatto 4
      CORDE_MARMERIA - ©gerdastudio_vista dei nuclei uffici
      CORDE_MARMERIA - ©archivio corde a.a._stato di fatto 1
      CORDE_MARMERIA - ©archivio corde a.a._stato di fatto 2
      CORDE_MARMERIA - ©archivio corde a.a_stato di cantiere 1
      CORDE_MARMERIA - ©archivio corde a.a._stato di fatto 3
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._collage siti
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._pilastri tipo
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._mappatura statica
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._coperture tipo

      La mappatura della dismissione in Friuli‑Venezia Giulia diventa uno strumento per leggere il territorio e comprenderne le potenzialità, mostrando come i siti industriali abbandonati seguano dinamiche legate al mercato immobiliare. Attraverso dati regionali, indagini e sopralluoghi è stata costruita un’istantanea aggiornata del patrimonio dismesso, raccolta in un database GIS open source con informazioni quantitative e qualitative per ogni sito.

      L’analisi opera su due scale: a livello territoriale valuta posizione, infrastrutture, servizi e condizioni ambientali per individuare i contesti più adatti a microcomunità intergenerazionali; a livello edilizio esamina morfologia dei lotti, superfici, permeabilità, sistemi costruttivi e destinazioni urbanistiche. La ricognizione individua 360 capannoni dismessi, il 48% dei quali in zone incongrue, per oltre 800 ettari potenzialmente rigenerabili.

      Lo studio dei siti modello permette di selezionare contesti rappresentativi su cui testare strategie di rigenerazione e nuove forme dell’abitare. Ogni sito diventa un laboratorio territoriale in cui leggere le relazioni tra spazi, servizi e comunità, elaborando scenari replicabili capaci di accogliere comunità intergenerazionali e promuovere relazioni di prossimità.

      > per approfondimenti: https://boxinbox.it/mappa

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagramma sito modello 1

      Il Modello 1 indaga il rapporto tra volumi edificati, spazi aperti e aree verdi, definendo un equilibrio tra superfici permeabili e impermeabili. L’organizzazione modulare integra ambiti pubblici e privati con spazi collettivi all’aperto, favorendo la coesistenza di funzioni diverse e una buona qualità ambientale. Il sistema planimetrico, essenziale e adattabile, promuove un linguaggio architettonico sostenibile e coerente con i principi di rigenerazione e uso responsabile del suolo.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagramma sito modello 2

      Il Modello 2 organizza il rapporto tra costruito e spazio aperto attraverso una configurazione lineare, con una superficie coperta a “C” che media tra ambiti privati e collettivi. Le funzioni si dispongono lungo un asse longitudinale che connette spazi pubblici e aree verdi, creando un sistema permeabile e integrato nel paesaggio.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagramma sito modello 3

      Il Modello 3 presenta una configurazione compatta e centripeta, con un impianto regolare che bilancia superfici permeabili e impermeabili e chiarisce le relazioni tra ambiti pubblici, privati e verdi. Le cellule baricentriche garantiscono continuità visiva e funzionale tra fronte pubblico e aree verdi. Il linguaggio sobrio e razionale, orientato a efficienza e sostenibilità, rende il modello adatto a contesti urbani o semi‑urbani, assicurando flessibilità e qualità nel rapporto tra edificato e spazio collettivo.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagramma sito modello 4

      Il Modello 4 adotta una configurazione longitudinale e compatta, con un asse centrale coperto che ordina gli spazi e bilancia superfici impermeabili e aree aperte laterali. Le cellule pubbliche e private si dispongono in sequenza lineare, favorendo flessibilità e integrazione con gli spazi di relazione. Il linguaggio essenziale e razionale, basato su proporzione e chiarezza distributiva, sostiene efficienza, sostenibilità e continuità tra costruito e spazio collettivo.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagramma sito modello 5

      Il Modello 5 adotta un impianto lineare lungo il margine del lotto, con una sequenza costruita che ordina il rapporto tra pieni e vuoti. Le cellule si affacciano sugli spazi aperti, creando una soglia dinamica e una fruizione flessibile. L’equilibrio tra superfici permeabili e impermeabili ottimizza la gestione ambientale, mentre il linguaggio essenziale e razionale garantisce efficienza e sostenibilità in un contesto di scala ridotta.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagramma sito modello 6

      Il Modello 6 privilegia la relazione trasversale tra costruito e spazi aperti, con una superficie coperta lineare inserita in un impianto che bilancia superfici permeabili e impermeabili. Le cellule, disposte lungo un asse longitudinale, dialogano con spazi pubblici e aree verdi, generando connessioni visive continue. L’impianto, chiaro e coerente, integra funzioni diverse valorizzando permeabilità, qualità ambientale e controllo delle visuali. Il modello interpreta la connessione orizzontale come principio generatore, proponendo uno spazio aperto e flessibile che mette in relazione architettura, suolo e collettività.

      Il processo statistico generativo analizza un campione di capannoni dismessi per individuare ricorrenze, proporzioni e potenzialità di trasformazione, costruendo modelli adattivi basati su dati reali. La mappatura localizza e classifica i siti per dimensione, posizione e rapporto con il tessuto urbano, fornendo la base per la selezione dei casi studio. L’analisi delle piante misura la varietà tipologica e riconosce pattern replicabili nei nuovi usi. Il rapporto tra superficie del lotto e superficie coperta diventa un indicatore chiave per valutare le possibilità di rigenerazione, mentre la permeabilità guida strategie ambientali e microclimatiche capaci di integrare natura e architettura.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._mappatura siti campione analisi
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._complessità pianta
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._tassonomia superfici
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._diagrammi analisi servizi

      Il quadro esigenziale traduce i bisogni funzionali e sociali del territorio in criteri progettuali utili a definire i possibili scenari di trasformazione. La tassonomia delle superfici confronta i siti per dimensioni, proporzioni e configurazioni, individuando famiglie tipologiche e strategie adattabili a diversi contesti.

      Le analisi variano in base al tipo di insediamento — isolato, semi-isolato o urbano — per valutare come la presenza di servizi influenzi il potenziale generativo di ciascun sito, rendendo il metodo flessibile e applicabile su scala territoriale. Spazi pubblici e attività di corte diventano il fulcro della rigenerazione: luoghi d’incontro e servizi condivisi che restituiscono centralità alla dimensione comunitaria, trasformando il capannone in un nuovo polo di socialità.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._analisi servizi campione

      La microcomunità si struttura come un sistema capace di connettere abitazioni, servizi e spazi condivisi, organizzati secondo tre principali principi insediativi.

      Nel principio a corte, gli alloggi e i servizi si dispongono lungo il perimetro del capannone, lasciando al centro uno spazio comune che diventa fulcro della vita collettiva. È una soluzione adatta a edifici con pianta tendenzialmente quadrata.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._principi insediativi layout

      Il principio a fascia privilegia invece uno sviluppo lineare: le unità residenziali si collocano lungo uno dei lati maggiori, garantendo doppi affacci e una distribuzione continua, ideale per capannoni allungati.

      Il prinicipio a padiglione offre infine la massima flessibilità, consentendo configurazioni variabili pur mantenendo un equilibrio chiaro tra spazi privati e condivisi.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio-corde-a.a._layout corte-frangia-padiglione
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario corte 1
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._spazi pubblici e privati scenario a corte assonometria

      La corte verde è il cuore della microcomunità: uno spazio di incontro che media tra dimensione pubblica e privata.

      Nel caso di un capannone a pianta quadrata, il principio a corte rappresenta la soluzione più efficace. Le unità abitative e gli spazi comuni si dispongono lungo il perimetro, mentre la rimozione parziale della copertura permette di creare un’ampia area verde centrale, luogo di passaggio ma anche di sosta e socialità. Le grandi vasche vegetate, con altezze e spessori variabili, funzionano come dispositivi pubblici che modellano il percorso pedonale, generando aperture, restringimenti e punti di seduta che favoriscono l’incontro.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario corte 2
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario corte 3
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario corte 4

      Un piccolo borgo in cui gli spazi esterni pubblici funzionano come soglia dinamica tra ambiti privati e collettivi, mentre l’impianto longitudinale garantisce equilibrio tra socialità e intimità.

      Nel capannone a sviluppo lineare, il principio a fascia diventa la soluzione più efficace: ogni unità residenziale gode di un doppio affaccio, uno più riservato verso l’esterno e uno interno, filtrato da vegetazione e leggere variazioni di quota che tutelano la privacy. Gli spazi comuni assumono il ruolo di soglia, accogliendo gli abitanti in una piazza condivisa da cui si dirama una rete di calli più raccolte che conducono agli ingressi delle residenze. Il percorso pedonale principale corre lungo uno dei lati maggiori, rafforzando la connessione tra il contesto urbano e la nuova microcomunità.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._spazi pubblici e privati scenario a frangia assonometria 1
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario frangia 1.1
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario frangia 1.2
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario frangia 2

      L’alternanza tra residenze e aree verdi modella lo spazio, creando un ritmo di aperture e compressioni che richiama la morfologia urbana.

      Nel capannone a sviluppo longitudinale, una logica a cluster garantisce equilibrio: cellule abitative intervallate da fasce di verde comune favoriscono la formazione di una microcomunità. L’apertura della copertura in corrispondenza delle aree verdi porta luce naturale in tutte le unità, risolvendo la criticità delle cellule centrali. Gli spazi collettivi si distribuiscono all’interno del tessuto residenziale, contribuendo alla vitalità dell’insieme. Una dilatazione del percorso pedonale genera una piazza centrale, affacciata su alcune funzioni pubbliche predisposte a estendere le proprie attività verso l’esterno.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._spazi pubblici e privati scenario a frangia assonometria 2

      L’articolazione degli spazi collettivi nasce dalla disposizione libera delle residenze, generando un percorso continuo che attraversa l’intero ambiente come un corso pedonale urbano.

      Il principio a padiglione permette uno sviluppo flessibile delle cellule residenziali e pubbliche, svincolandole dalla rigidità strutturale. Dai due ingressi principali, posti sui lati minori, si accede a una grande navata centrale che ospita tre cellule dedicate alle attività comuni e una piazza ribassata, utile a distinguere i flussi pubblici da quelli più privati collocati sulla piattaforma impiantistica. Le residenze si dispongono lungo i lati maggiori, con ingressi e affacci verso lo spazio pubblico filtrati da quinte vegetali. L’intero progetto assume così la forma di un percorso abitato che favorisce convivialità e condivisione.

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._spazi pubblici e privati scenario a padiglione assonometria
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario padiglione 1
      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._scenario padiglione 2

      I quattro layout applicano i principi insediativi – a corte, a fascia e a padiglione – all’interno di capannoni di circa 3.000 m², dimensione rappresentativa dei siti mappati e adatta alla riconversione in microcomunità. Questa scala garantisce sostenibilità economica ed equilibrio tra spazi residenziali e comuni.

      I KPI verificano il bilanciamento tra superfici private e condivise, tra nuovo e esistente, la presenza di aree verdi e il livello di accessibilità, assicurando sostenibilità complessiva. Tutti i layout rispettano i parametri previsti:

      • Rapporto SCN/SCE: superiore al 50%, indicando un’elevata efficienza d’uso.
      • Rapporto SCP/SCC: sempre inferiore a 10, con forte presenza di spazi condivisi.
      • Superfici verdi e permeabili: tra il 10% e oltre il 50%.
      • Accessibilità: garantita in tutti gli spazi.
      • Materiali riciclati: pavimentazioni riutilizzate per oltre l’80–90%, strutture oltre il 90%, pannelli tra il 50% e il 70%.

      > per approfondimenti: https://boxinbox.it/layout

      Quali fattori occorre valutare per la riconversione di un capannone dismesso in qualcosa di completamente diverso?

      Ogni intervento di rigenerazione richiede un metodo capace di leggere il contesto, riconoscere i valori esistenti e reinterpretarli in chiave contemporanea.

      La metodologia di BOXinBOX parte dall’ascolto del territorio e delle sue risorse, per guidare la trasformazione di spazi produttivi in luoghi di relazione, cura e abitare condiviso.

      > per approfondimenti: https://boxinbox.it/processo

      CORDE_BOXinBOX_©archivio corde a.a._sviluppo della metodologia in una cellula tipo

      iNEST

      Progetto di ricerca BOXinBOX di riconversione del patrimonio industriale dismesso del
      Friuli-Venezia Giulia in micro-comunità residenziali

      2024 / in corso – Friuli-Venezia Giulia

      team
      Corde Architetti Associati
      infoFactory
      CO.SP.EDIL
      De Blasio Associati
      Moretto s.r.l.
      Zanutta s.p.a.