La campagna che circonda Grado è così piatta che le montagne sembrano una scenografia ritagliata sullo sfondo. Il mare non si vede, ma si sente che è vicino, e tutto qui beneficia di una terra fertile, appena sfiorata dal salso. I confini regolari del grande giardino, uno spigolo della centuriazione agricola che si spinge fino alla laguna, contengono a fatica un selvaggio disordine, quel disordine di natura lasciata a se stessa da una vita: una vegetazione talmente rigogliosa che, ad avvicinarsi, il tetto della villa dominicale si intravede appena.





















