Rispetto al numero di musei dedicati alle arti visive e performative in Europa (18.658 secondo fonte Egmus), quelli destinati espressamente al fumetto rappresentano un numero quasi trascurabile. Tralasciando infatti le collezioni o i musei privati, quelle che possono essere definite come istituzioni sono meno di 20. Tale situazione di sbilanciamento trova singolare conferma nel sito Euromuse – the exhibition portal for Europe, la cui sezione di ricerca non riporta nemmeno tra i filtri possibili la voce “fumetto”.
Cosa si vuole dire con questo? Che il fumetto, sebbene sia indicato come la decima arte, è ben lontano dall’essere ritenuto tale. I motivi sono molteplici e vanno ricercati da un lato nella sua storia recente, ovvero è un’arte ancora troppo giovane per meritarsi un museo, dall’altro nella sua vicinanza al mondo dell’editoria commerciale, che lo ha sempre fatto percepire più come un passatempo o un prodotto di veloce consumo, che come una forma d’espressione degna di essere raccolta, studiata, esposta.
Eppure, se si risale il corso della storia della rappresentazione sino agli albori, è spiazzante scoprire che i disegni tracciati nelle Grotte di Lascaux oltre 17.500 anni fa altro non sono che la narrazione visiva di una storia: ovvero, altro non sono che un gigantesco e straordinario fumetto.





























































