Le strutture militari dismesse sono accomunate da un destino quasi sempre predeterminato: la componente vegetale, una volta interrotta la manutenzione d’ordinanza, si riappropria dello spazio in modo incontrollato, con conseguenze diverse e diametralmente opposte. Mentre da un lato infatti la rinaturalizzazione spontanea sortisce effetti positivi, generando un ecosistema di biodiversità all’interno di territori che frequentemente si presentano come “deserti ecologici”, d’altro canto la crescita non controllata della vegetazione implica spesso la diffusione massiva di specie alloctone, a danno della biodiversità specifica del luogo, e contribuisce all’ammaloramento delle architetture che insistono sull’area. La tipologia militare delle polveriere, organizzate come enclave protette, possiede la particolarità di lavorare in stretta sinergia con la terra e il paesaggio: i terrapieni a protezione dei depositi munizioni e degli altri edifici strategicamente sensibili sviluppano un naturale processo di mimesi con il territorio, che la dismissione contribuisce ad amplificare in modo esponenziale.














